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Attack Surface

Sottodomini dimenticati: perché possono rappresentare un rischio

30 September 2026 7 min lettura

Quando un'azienda registra un dominio, spesso il sito principale è solo una piccola parte di quello che viene effettivamente pubblicato online.

Nel corso degli anni possono comparire sottodomini dedicati a progetti, applicazioni, API, ambienti di test, pannelli amministrativi o vecchi servizi.

Per esempio:

example.com
www.example.com
api.example.com
app.example.com
staging.example.com
dev.example.com
test.example.com

Il problema non è avere molti sottodomini.

Il problema nasce quando non sappiamo più cosa rappresentano, chi li gestisce o se siano ancora necessari.

Ed è proprio qui che un semplice inventario del dominio principale può non essere sufficiente.


Cos'è un sottodominio?

Un sottodominio è semplicemente una parte del dominio principale utilizzata per identificare un servizio o un ambiente specifico.

Per esempio:

example.com

può avere:

www.example.com
api.example.com
blog.example.com
shop.example.com

È una configurazione assolutamente normale.

Un'organizzazione potrebbe utilizzare api.example.com per le proprie API e shop.example.com per l'e-commerce.

Il fatto che un sottodominio esista non significa quindi che ci sia un problema di sicurezza.

La questione interessante è un'altra:

Sappiamo esattamente quali sottodomini abbiamo e cosa c'è dietro ognuno di essi?


Come nasce un sottodominio dimenticato?

Spesso in modo molto semplice.

Un team deve sviluppare una nuova funzionalità e crea:

staging.example.com

Il progetto viene completato.

La nuova applicazione viene pubblicata.

Lo staging, però, rimane online.

Oppure un'azienda migra un'API:

api.example.com

verso una nuova infrastruttura:

api-v2.example.com

La vecchia API continua però a rispondere.

Dopo qualche anno potrebbe non essere più chiaro chi gestisca api.example.com.

Questo genere di situazione può creare una zona d'ombra nella superficie di attacco.


Un sottodominio non utilizzato è sempre pericoloso?

No.

È importante non confondere un asset dimenticato con una vulnerabilità.

Un sottodominio potrebbe semplicemente mostrare:

404 Not Found

oppure potrebbe essere correttamente configurato e non contenere alcuna informazione sensibile.

Tuttavia, se nessuno sa che esiste, diventa difficile sapere se sia configurato correttamente.

Il problema principale è quindi spesso la mancanza di visibilità.


Perché i sottodomini sono interessanti durante un security assessment?

OWASP considera la scoperta di domini, sottodomini, virtual host e servizi esposti una parte importante dell'identificazione della superficie di attacco. La guida OWASP evidenzia inoltre che la scoperta può far emergere sistemi di sviluppo, staging, servizi legacy e interfacce amministrative che non erano inizialmente presenti nello scope conosciuto.

Immaginiamo:

example.com

e:

admin.example.com

Il secondo potrebbe essere perfettamente legittimo.

Ma se non sapevamo che esistesse, vale la pena capire:

  • chi lo utilizza;
  • a cosa serve;
  • se è ancora necessario;
  • come è protetto;
  • quale software utilizza.

Staging, dev e test

Alcuni nomi sono particolarmente interessanti:

dev.example.com
test.example.com
staging.example.com
qa.example.com
uat.example.com

Naturalmente non significa che ogni sottodominio con uno di questi nomi sia vulnerabile.

Ma spesso indicano ambienti differenti dalla produzione.

Ed è proprio questa differenza che può essere importante.

Un ambiente di sviluppo potrebbe avere:

debug = true

oppure utilizzare una versione del software diversa da quella presente in produzione.

Potrebbe inoltre contenere funzionalità che non sono ancora state pubblicate.


Vecchi sottodomini e vecchie applicazioni

Un'altra situazione comune è quella delle applicazioni legacy.

Per esempio:

old.example.com
legacy.example.com
v1.example.com

Un'azienda potrebbe aver sostituito un'applicazione senza rimuovere completamente quella precedente.

Magari nessuno la utilizza più.

Ma se il server continua a rispondere, quella vecchia applicazione fa ancora parte della superficie pubblica.

In questo caso la domanda più importante è molto semplice:

Serve ancora?

Se la risposta è no, rimuoverla può essere più utile che continuare semplicemente a monitorarla.


Come si possono scoprire i sottodomini?

Esistono diversi approcci.

Tra le fonti utilizzabili ci sono:

  • record DNS pubblici;
  • Certificate Transparency;
  • dati DNS passivi;
  • motori di ricerca;
  • database pubblici;
  • informazioni storiche;
  • enumerazione attiva, quando autorizzata.

Un certificato TLS, per esempio, può contenere diversi nomi nei campi Subject Alternative Name.

In alcuni casi può quindi comparire:

DNS:example.com
DNS:www.example.com
DNS:api.example.com
DNS:staging.example.com

Questo non significa necessariamente che tutti gli host siano ancora attivi, ma fornisce un'indicazione utile da verificare.

OWASP cita proprio DNS enumeration, Certificate Transparency e analisi dei certificati tra le tecniche utili per ampliare la conoscenza della superficie di attacco.


Un sottodominio può diventare una vulnerabilità?

Sì, in determinate condizioni.

Uno dei casi più conosciuti è il Subdomain Takeover.

Può verificarsi quando un record DNS continua a puntare verso una risorsa esterna che non esiste più o non è più controllata dall'organizzazione.

Per esempio:

blog.example.com
        ↓
CNAME
        ↓
example-service.provider.com

Se il servizio viene eliminato ma il record DNS rimane, si può creare una situazione anomala.

Non significa automaticamente che il takeover sia possibile.

È necessario verificare il comportamento del servizio e le condizioni specifiche.

Ma è un esempio perfetto di come un semplice record DNS dimenticato possa diventare un problema di sicurezza.


Il problema non è solo tecnico

Molti casi di sottodomini dimenticati nascono da un problema organizzativo.

Magari:

  • il reparto sviluppo gestisce l'applicazione;
  • il reparto IT gestisce il DNS;
  • un fornitore gestisce il cloud;
  • un'agenzia gestisce il sito;
  • nessuno ha un inventario aggiornato.

Quando il servizio viene dismesso, il DNS potrebbe non essere aggiornato.

Questo è uno dei motivi per cui la gestione della superficie di attacco non è soltanto una questione tecnica.

È anche una questione di inventario e responsabilità.


Come gestire correttamente i sottodomini

Una buona gestione parte da un inventario.

Per ogni sottodominio potrebbe essere utile conoscere:

Hostname
Funzione
Responsabile
Destinazione
Ambiente
Stato

Per esempio:

api.example.com
Funzione: API pubblica
Ambiente: Produzione
Responsabile: Team Backend
Stato: Attivo

oppure:

staging.example.com
Funzione: Ambiente di test
Ambiente: Staging
Responsabile: Team Development
Stato: Da verificare

Questo semplice approccio può già ridurre parecchie zone d'ombra.


Cosa fare quando trovi un sottodominio sconosciuto?

Non eliminarlo immediatamente.

Prima prova a capire:

  1. A quale indirizzo risolve?
  2. Quale servizio risponde?
  3. Chi lo gestisce?
  4. Quale applicazione utilizza?
  5. È ancora necessario?
  6. Contiene dati o funzionalità importanti?
  7. È correttamente protetto?
  8. Esistono vulnerabilità note?
  9. Il DNS punta ancora alla destinazione prevista?

Solo dopo queste verifiche puoi decidere se:

  • mantenerlo;
  • limitarne l'accesso;
  • correggerne la configurazione;
  • migrare il servizio;
  • rimuoverlo.

Una piccola checklist

[ ] Ho un inventario dei sottodomini?
[ ] So chi gestisce ogni sottodominio?
[ ] So a quale servizio punta?
[ ] Esistono ambienti dev/staging/test?
[ ] Ci sono vecchie applicazioni ancora online?
[ ] Ci sono sottodomini che non riconosco?
[ ] Esistono record DNS verso servizi esterni?
[ ] Ci sono record DNS che puntano a risorse non più esistenti?
[ ] I sottodomini utilizzano HTTPS correttamente?
[ ] I servizi sono ancora necessari?

La superficie che non vedi può comunque esistere

Uno dei motivi per cui la discovery è così importante è che l'assenza di un link dalla homepage non significa che un servizio non esista.

Un'applicazione può essere raggiungibile direttamente attraverso:

https://admin.example.com

anche se il link non compare da nessuna parte sul sito principale.

Per questo l'analisi della superficie esterna non dovrebbe limitarsi a seguire i link presenti nelle pagine web.

Bisogna cercare di costruire una visione più ampia dell'infrastruttura.


Conclusione

Un sottodominio dimenticato non è automaticamente una vulnerabilità.

È però un elemento della superficie di attacco che potrebbe essere stato escluso dall'inventario e quindi non essere più controllato correttamente.

La cosa più importante è quindi sapere quali sottodomini esistono, cosa fanno e perché sono ancora online.

E se ne trovi uno che nessuno riconosce?

Quello è probabilmente un buon punto da cui iniziare a fare qualche domanda.


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L'obiettivo non è considerare ogni asset sconosciuto come una vulnerabilità, ma aiutarti a capire cosa esiste realmente e cosa richiede attenzione.

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