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Foto di Markus Winkler su Unsplash

DNS & Domini

CNAME e servizi di terze parti: cosa controllare

06 October 2026 5 min lettura

Collegare un sottodominio a un servizio esterno è una pratica normalissima.

Un'azienda può avere, per esempio:

blog.example.com

gestito da una piattaforma esterna, oppure:

support.example.com

collegato a un servizio di assistenza clienti.

Per fare questo vengono spesso utilizzati i record CNAME.

Il problema non è utilizzare servizi esterni.

Il problema nasce quando il collegamento rimane attivo più a lungo della risorsa a cui punta.

Cos'è un CNAME?

Un record CNAME permette di indicare che un nome DNS deve essere considerato un alias di un altro nome.

Per esempio:

blog.example.com → customer.example-provider.com

Quando qualcuno cerca blog.example.com, il DNS indica che la destinazione deve essere cercata seguendo il nome indicato dal CNAME.

È una soluzione molto utilizzata per collegare sottodomini a piattaforme SaaS, hosting, CDN e altri servizi.

Perché i servizi esterni sono interessanti dal punto di vista della sicurezza?

Quando un servizio è gestito internamente, normalmente l'organizzazione controlla direttamente:

  • server;
  • applicazione;
  • configurazione;
  • account;
  • rete.

Con un servizio esterno, invece, una parte del controllo passa a un'altra organizzazione.

Questo non significa che il servizio sia meno sicuro.

Significa semplicemente che bisogna gestire anche il rapporto tra il proprio dominio e il servizio esterno.

Un esempio concreto

Immaginiamo:

status.example.com
        ↓
status.provider.com

Il CNAME è stato creato quando l'azienda ha attivato una piattaforma per la pagina di stato.

Dopo qualche anno il servizio viene dismesso.

L'account viene eliminato, ma il DNS rimane:

status.example.com → status.provider.com

A questo punto bisogna verificare cosa succede alla destinazione.

Il semplice fatto che il CNAME esista non dimostra la presenza di una vulnerabilità.

È però una configurazione che non dovrebbe essere lasciata senza controllo.

Il rischio dei riferimenti "orfani"

Il caso più interessante è quello dei cosiddetti riferimenti DNS orfani.

In pratica:

Sottodominio
     ↓
CNAME
     ↓
Servizio esterno
     ↓
Risorsa eliminata

Il DNS continua a esistere, mentre la risorsa associata non è più gestita dall'organizzazione.

In determinate condizioni, questo può portare a un subdomain takeover.

Non tutti i CNAME orfani sono sfruttabili.

La possibilità dipende dal provider e dalle caratteristiche del servizio.

Per questo motivo un risultato automatico dovrebbe essere considerato un segnale da verificare, non una vulnerabilità confermata.

Non sono soltanto i CNAME a richiedere attenzione

Lo stesso principio può riguardare altre integrazioni.

Per esempio:

  • servizi di hosting;
  • CDN;
  • piattaforme SaaS;
  • servizi di email;
  • piattaforme di ticketing;
  • sistemi di analytics;
  • landing page;
  • servizi per sviluppatori;
  • piattaforme di monitoraggio.

Ogni volta che un dominio viene collegato a una piattaforma esterna, esiste una relazione che dovrebbe essere conosciuta e documentata.

Come fare un controllo

Per prima cosa è utile ottenere l'elenco dei CNAME.

Un controllo manuale può essere effettuato con:

dig CNAME blog.example.com

oppure:

dig CNAME status.example.com

Il risultato permette di capire verso quale hostname viene indirizzato il sottodominio.

A questo punto la domanda diventa:

quel servizio esiste ancora ed è sotto il nostro controllo?

Un piccolo inventario può evitare molti problemi

Per ogni servizio esterno può essere utile mantenere informazioni come:

| Sottodominio | Provider | Servizio | Proprietario | Stato | | ------------------ | ---------- | ------------ | ------------ | ------------- | | blog.example.com | Provider A | Blog | Marketing | Attivo | | status.example.com | Provider B | Status page | IT | Attivo | | old.example.com | Provider C | Landing page | — | Da verificare |

Questo rende molto più semplice individuare i record che nessuno ricorda più.

Attenzione alle migrazioni

Le migrazioni sono uno dei momenti più delicati.

Supponiamo che:

old.example.com → provider-A.com

venga sostituito da:

old.example.com → provider-B.com

Il vecchio servizio potrebbe essere stato disattivato correttamente.

Ma cosa succede se ci si dimentica di eliminare altri sottodomini?

Per esempio:

dev.example.com
test.example.com
preview.example.com
old-api.example.com

Sono proprio questi elementi secondari che spesso sfuggono all'inventario.

Cosa controllare periodicamente

Per i servizi esterni è utile verificare:

  • quali CNAME esistono;
  • a quali provider puntano;
  • chi è il proprietario del servizio;
  • se il servizio è ancora utilizzato;
  • se l'account corrispondente esiste ancora;
  • se il sottodominio è ancora necessario;
  • se la destinazione può essere reclamata da terzi;
  • se il record deve essere eliminato dopo la dismissione.

Una regola semplice

Quando elimini un servizio esterno, non limitarti a cancellare l'account.

Controlla anche:

Account
   +
Servizio
   +
DNS
   +
Certificato
   +
Documentazione

La dismissione dovrebbe riguardare l'intero collegamento.

In sintesi

I CNAME sono uno strumento estremamente utile e non rappresentano di per sé un rischio.

Il problema nasce quando vengono utilizzati per collegare un sottodominio a un servizio esterno che successivamente viene:

  • abbandonato;
  • migrato;
  • cancellato;
  • sostituito;
  • dimenticato.

Un inventario aggiornato dei servizi esterni e dei relativi record DNS riduce notevolmente la possibilità di lasciare collegamenti inutilizzati.

La sicurezza del dominio non dipende soltanto dal server principale.

Dipende anche da tutti i servizi che il dominio continua a indicare.

MiHakero può aiutare a individuare elementi della superficie pubblica che meritano una verifica, compresi hostname e servizi che potrebbero essere sfuggiti all'inventario interno.

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